6 marzo 2020

Visita alla mostra «Versailles Revival» al castello di Versailles sabato 7 marzo

Sabato 7 marzo 2020 · Versailles

Il castello di Versailles presenta fino al 15 marzo una mostra intitolata «Versailles Revival». La mostra riguarda l’entusiasmo di artisti e scrittori per il castello tra il 1867 e il 1937. Una sezione è dedicata a Marcel Proust e comprende, in particolare, il dipinto del parco del castello che Paul-César Helleu donò all’amico scrittore, nonché il ritratto di Proust di Jacques-Émile Blanche, che fino a poco tempo prima si trovava alla Maison de Tante Léonie.

http://www.chateauversailles.fr/actualites/expositions/versailles-revival-1867-1937#exposition

ProustHelleuVersailles

Gli Amis de Proust hanno visitato la mostra sabato 7 marzo con Lionel Arsac, conservatore del dipartimento delle sculture e autore delle pagine dedicate a Proust nel catalogo della mostra.

Ecco il resoconto della visita, redatto dalla sig.ra Brigitte Albert-Jacouty, associata:

 

Sabato 7 marzo 2020, ventisei «Amis de Proust», riuniti a Versailles su invito del presidente Jérôme Bastianelli, hanno visitato la mostra Versailles Revival nella speranza di ritrovarvi la Versailles di Marcel Proust. Le loro attese sono state pienamente soddisfatte!

Dopo un pranzo alla Brasserie du Théâtre, trascorso «a parlarne», la giornata è davvero iniziata davanti al numero 7 di rue des Réservoirs. Lionel Arsac, conservatore del castello e guida per l’occasione, ha ricordato che l’hôtel detto «de la Pompadour» era diventato nel XIXo secolo il celebre Hôtel des Réservoirs, albergo prestigioso affacciato direttamente sul parco del castello, nel quale Marcel Proust soggiornò due volte: per alcuni mesi nel 1906, afflitto dal lutto per la madre, e più brevemente nel 1909, mentre prendeva forma il progetto di scrittura dal quale sarebbe nata la Recherche.

All’interno del castello, la mostra riuniva 350 opere raramente esposte insieme e intendeva mostrare la rinascita — il «revival» — di Versailles dal 1863 al 1937: dal Secondo Impero alla Belle Époque e oltre, il castello e il suo parco suscitarono curiosità ed entusiasmo, ma anche nostalgia per i fasti sognati dell’Ancien Régime.

Con il Secondo Impero, e in particolare grazie alla simpatia dell’imperatrice Eugenia per la regina Maria Antonietta, si delineano «le premesse di un rinnovamento», tanto sul piano politico quanto su quello artistico, sotto l’influenza di conservatori come Eudoxe Soulier e soprattutto del raffinato letterato, «erudito e poeta di Versailles», Pierre de Nolhac, in carica dal 1890 al 1920, che i suoi amici Robert de Montesquiou e Reynaldo Hahn presentarono a Marcel Proust.

Oltre al fascino esercitato allora da Versailles sulle arti decorative, la forza simbolica di questo palazzo del potere si manifesta nelle fastose visite diplomatiche, come quella della regina Vittoria nel 1855, immortalata dagli acquerelli di Eugène Lami o del decoratore franco-russo Alexandre Benois, amico di Diaghilev. Sempre in ambito politico, la mostra riflette anche i conflitti solennemente conclusi nella Galerie des Glaces: la guerra franco-prussiana del 1870, con il trionfo di Bismarck raffigurato in un dipinto monumentale, e la Grande Guerra, terminata alla fine di giugno 1919 con la firma del Trattato. Tra il 1871 e il 1879 la Camera dei deputati, poi il Senato, e dunque la Repubblica, si insediarono nell’Opéra royal e successivamente nell’Aile du Midi. Piante e dipinti documentano tale insediamento.

E i giardini, fortemente degradati? Si pone allora la questione di «ridisegnarli», incarico affidato a Questel e Lambert, divisi tra rimodellare e accettare l’opera del tempo. La Société des Amis de Versailles, creata a tale scopo nel 1907, non è presieduta da Robert de Montesquiou, pur autore delle «Salles vertes», bensì da Victorien Sardou.

Molto attesa dai proustiani, la sala dal bel nome «Le jardin des poètes» si apre con una liberissima interpretazione di una «Colonnade à Versailles» del ritrattista mondano Giovanni Boldini. Legata al Faubourg Saint-Germain, Versailles assume l’aspetto di un «salotto letterario»: vi compaiono il ritratto in grigio di Montesquiou dello stesso Boldini, di fronte a quello dell’amico Gabriel d’Yturri, e la nota raffigurazione di Marcel Proust di Jacques-Émile Blanche. La sala successiva, «Automne versaillais», è posta sotto il segno dei Plaisirs et les Jours: «Versailles, grand nom rouillé et doux, royal cimetière de feuillages, de vastes eaux et de marbres», eco del celebre dipinto donato a Marcel Proust da Paul-César Helleu, nello spirito dei luoghi, con il fogliame arrossato, le vasche e le statue, altrettanti «legami tra il mondo di Maria Antonietta e Luigi XIV», e in primo piano una dama elegante e luminosa in villeggiatura.

La mostra si chiude sulle influenze, talvolta sorprendenti, dell’immagine di Versailles: il Palais Rose di Boni de Castellane, riproduzione del Trianon a Parigi sull’Avenue du Bois frequentata da Odette; i castelli di Ludovico II di Baviera, il «Luigi XV» Linderhof e il «Luigi XIV» Herrenchiemsee; la Marble House di Alva Vanderbilt a Newport; fino al transatlantico France, «Versailles dei mari».

Figure mondane e mecenati come Robert de Montesquiou, accompagnato dalla «vasque rose» di Versailles in tutte le sue dimore, o la contessa Greffulhe; musicisti come Reynaldo Hahn; scrittori come Henri de Régnier o l’autore delle Perles rouges, commosso omaggio a Maria Antonietta; e naturalmente Marcel Proust popolano questa «ricreazione» di una Versailles idealizzata, ora malinconica, ora splendente di feste fastose che zampillano come le sue fontane, certo più immaginata che reale…

Analessi, immaginazione e memoria: come non sentirsi appagati da questo frammento di «temps retrouvé»?

Grazie a Lionel Arsac e Jérôme Bastianelli.

Brigitte Albert-Jacouty

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